In pochi, pochissimi anni, la scuola italiana è stata sbalzata nel mondo della tecnologia e del digitale, affrontando tutte le “inesperienze” dettate dalla condizione di status quo delle strutture ed infrastrutture.
Ma si sa, la scuola italiana, o meglio la docenza, ha sempre sostenuto e rincorso – ma soprattutto adeguato – il suo modus operandi alle diverse “esigenze” che ogni riforma ha dettato.
Oggi la scuola “galleggia” sulla digitalizzazione, sull’innovazione della didattica aumentata dalle tecnologie che non sempre si sposa con la disponibilità strutturale, con le competenze o con le esperienze del personale interessato.
Solo ieri si parlava di TIC e siamo oggi al robot in classe. Insomma, stare al passo con la tecnologia non è facile per chi deve trasferire competenze ad allievi che, a seconda dell’appartenenza geografica, sono di un’incredibile eterogeneità. Ma si sa, gli insegnanti sono sempre stati in prima linea nell’arte dell’adeguarsi e fare di necessità virtù.
Da sempre appassionato di tecnologia, l’aver ricoperto tra l’atro, ruoli per lo sviluppo e l’incentivazione delle iniziative digitali nella scuola – quando l’ennesima riforma ha presentato la nuova figura di Animatore Digitale – ho pensato sin da subito che fosse il riconoscimento ufficiale di quanto già fatto fino ad allora. Insomma un vestito fatto su misura per me. Un’investitura di quello che già era parte di me e della mia idea di scuola.
Sin da subito, parliamo di qualche lustro fa, grazie all’introduzione delle LIM in primis e successivamente alla nascita del web 2.0, la mia didattica, nella scuola primaria, ha preso una piega decisamente nuova. “Parlare” il linguaggio dei “nativi digitali”, era diventato non solo un fattore motivante ed incentivante, ma una conditio sine qua non.
Lezioni che si svolgevano con lo sfoglio del cartaceo, facevano spazio (senza accantonarlo) allo sfoglio del digitale. Le attività diventavano interattive, le immagini prendevano “forma e colore”, i racconti prendevano vita, con suoni e musiche, attraverso i video visibili alla LIM. La possibilità, poi, con la webcam, di riprendere le attività didattiche e di riproporle in aula o depositarle sul blog di classe per la visualizzazione a casa, apriva un finestra su un mondo completamente nuovo. Sono passati poco più di 10 anni da quella che sembrava essere “fantadidattica” ed oggi siamo all’ennesima esperienza.
Grazie alla lungimiranza del Dirigente, del Direttore Amministrativo e dei Docenti, dell’I.C. Pontecagnano – S. Antonio, fortemente convinti che il futuro si costruisca investendo nel presente, ho avuto la possibilità di utilizzare le risorse messe in campo dalla tecnologia per il mondo della scuola.
Ed è così che nella mia scuola si è arrivati a dotare le classi – solo alcune, ovviamente – perché non dimentichiamo che la tecnologia ha i suoi costi, di strumentazione digitale per una didattica innovativa.
Dalle classi 3.0, ai diversi robottini, fino ad arrivare a Nao robot, ultimo ritrovato della tecnologia. Ma l’esperienza di cui voglio parlare riguarda l’Aula 3.0.
Una tipologia d’aula che ha sostituito la “pionieristica” classe 2.0.
Un ambiente, quella dell’aula 3.0, dove alunni e docenti “affamati” di tecnologia, vivono momenti di vero smarrimento a causa delle innumerevoli continue offerte.
Input su input: un mondo che sembra non avere mai fine. Sconvolgente, e al tempo stesso stimolante e appassionante. Un’aula in cui è consentito un ampio ed innovativo setting e dove la collaborazione e la condivisione costituiscono il filo conduttore della didattica. Un ambiente che coniuga il futuro con il passato, la tecnologia con gli spazi di confronto, il virtuale con il reale, la comunicazione social con quella verbale.
Insomma il connubio perfetto tra integrazione e interazione.
Nasce così, l’ennesima esperienza didattica.
Alunni con tablet, aula interconnessa, alunni in rete condivisi nel cloud e su classi virtuali.
Utilizzare tutto ciò per un unico obiettivo: la competenza.
Decido allora di avventurarmi nella realizzazione di uno spot pubblicitario, una sorta di cortometraggio. L’occasione sono le iscrizioni per il nuovo anno scolastico.
“Riunione” con la classe, nell’ambiente agorà.
Gli alunni fortemente motivati condividono da subito l’idea e, in men che non si dica, si passa alla realizzazione del prodotto.
Il tempo di una ricerca web su come si produce uno spot pubblicitario e … via!
Suddivisi in gruppi, approntano sceneggiatura e modalità.
Nell’incredulità più assoluta dei docenti della classe, gli alunni sfornano idee su idee. Decidono di sviluppare più momenti di riprese e ampliano le zone di azione.
I testi vengono lavorati in condivisione sul cloud della classe, in cartelle condivise opportunamente preparate dal docente.
Altri sono indottrinati e istruiti nell’utilizzo dei tablet per le riprese in esterna e all’interno.
Due operatori per volta, per ciascuna ripresa, per avere campo e controcampo.
L’immediata visualizzazione, sulla bacheca digitale dell’aula, delle riprese effettuate, grazie alla connessione veloce e alla condivisione dei file video sul cloud.
Commenti e scelta dei “ciak” da utilizzare.
Ultimo step, il montaggio, lavoro molto più impegnativo e lungo, ottimizzato con un software dedicato e al tempo stesso semplice (Movie Maker), ed elaborato con un piccolissimo gruppo con la supervisione del docente.
Risultato? Uno spot pubblicitario che, al di là della qualità, ha reso la classe partecipe, motivata, entusiasta ma, soprattutto, competente!
Da non sottovalutare il fatto che gli alunni interessati fossero di una quinta di scuola primaria, alla loro prima esperienza di classe 3.0.
Come dire: Buona la prima!